Indebiti Compensi nell’Unione dei Comuni del Medio Sannio (2024)

PRATA SANNITA/SAN PIETRO INFINE/BOJANO, 16 luglio 2025 – Due sentenze della Corte dei Conti – Sezione Molise, emesse a distanza di un anno, hanno acceso i riflettori su gravi irregolarità nella gestione della cosa pubblica che coinvolgono Tommaso Ramacciato, amministratore della SIPAI S.r.l. (società che presta servizi di assistenza finanziaria a vari Comuni in Campania e Molise, incluso San Pietro Infine) e già dirigente finanziario in enti locali molisani, e Alfonso La Banca, ex sindaco di Prata Sannita (Caserta) e responsabile economale del Comune di Bojano.
La prima condanna, risalente al 2024 (sent. n. 17/2024), riguarda l’illecita corresponsione di emolumenti stipendiali nell’ambito dell’Unione dei Comuni del Medio Sannio. La Procura contabile ha contestato a Ramacciato, nella sua doppia veste di dipendente e responsabile della liquidazione dei compensi, di essersi attribuito stipendi sproporzionati e non conformi al contratto collettivo nazionale di lavoro.
Il danno per le casse pubbliche è stato quantificato in 22.461,41 euro solo per Ramacciato, su un totale di oltre 34.000 euro che includeva anche altri due funzionari. Secondo i giudici, Ramacciato avrebbe agito in conflitto di interessi, liquidandosi autonomamente compensi non riproporzionati rispetto al suo regime di part-time di 6 ore settimanali e aggirando i criteri fissati dal commissario prefettizio dell’ente.
Nel 2025, la Corte dei Conti (sent. n. 5/2025) ha nuovamente condannato Tommaso Ramacciato e, in separata sede, anche Alfonso La Banca, per gravi irregolarità nella gestione delle casse economali del Comune di Bojano, riferite all’anno 2012. Ramacciato, all’epoca responsabile del settore finanziario, era il contabile principale.
Dalla ricostruzione della Corte è emerso un sistema privo di controlli, in cui i sub-agenti economali (tra cui La Banca) operavano senza adeguati giustificativi. Ramacciato è stato condannato per un ammanco di oltre 2.500 euro, derivante da spese non documentate, rimborsi a sé stesso in luogo dei sub-agenti e anticipazioni mai restituite. Le sue funzioni di contabile, controllore e approvatore si sono concentrate in una sola persona, in evidente violazione dei principi di separazione dei ruoli e dei regolamenti comunali.
Il ruolo di Alfonso La Banca, ex primo cittadino di Prata Sannita, è emerso come sub-agente contabile del Settore I del Comune di Bojano. La Corte ha evidenziato firme non corrispondenti sui rendiconti e l’assenza di documenti giustificativi per le spese sostenute. La Banca non è riuscito a dimostrare l’uso legittimo di 2.700 euro anticipati, con spese formalmente attribuite a “liti” ma prive di ogni riscontro contabile. Il danno è stato attribuito a irregolarità sostanziali e procedurali, aggravate dall’assenza di ogni controllo politico e amministrativo da parte degli organi competenti del Comune.
Le due sentenze delineano un quadro allarmante di gestione personalistica e poco trasparente della finanza pubblica, in due realtà diverse ma accomunate dalle stesse figure. La doppia condanna di Tommaso Ramacciato, a distanza di un anno, rivela una reiterata disinvoltura nella gestione del denaro pubblico. Il coinvolgimento di La Banca, ex sindaco e dirigente, aggrava la percezione di una prassi gestionale fondata su improprie sovrapposizioni di ruoli e mancanza di vigilanza.
Queste vicende rilanciano l’urgenza di riforme nei controlli interni degli enti locali, soprattutto nei piccoli comuni, dove la concentrazione di incarichi spesso si traduce in opacità e responsabilità difficili da tracciare.








