Tentata evasione da via Cavour: l'imputato sceglie il rito abbreviato. L'udienza è fissata per il 7 aprile dopo la rocambolesca fuga d'autunno.

CAMPOBASSO – Si chiuderà con un rito alternativo la vicenda giudiziaria legata al clamoroso tentativo di evasione che, nell'ottobre 2024, scosse la tranquillità del penitenziario di via Cavour. Il protagonista, un giovane detenuto di origini straniere, comparirà davanti al tribunale il prossimo 7 aprile per rispondere della sua fuga durata appena una manciata di minuti, ma segnata da momenti di estrema tensione.
Il piano del giovane era tanto audace quanto disperato. In una giornata d'autunno che sembrava come le altre, il detenuto era riuscito a eludere la sorveglianza e a raggiungere il muro di cinta della struttura detentiva.
Il salto: Senza esitazione, l'uomo si era lanciato nel vuoto per superare il perimetro carcerario. Un impatto violento che gli aveva causato gravi ferite, ma che non ne aveva fermato la corsa, almeno inizialmente.
La caccia all'uomo: Nonostante i traumi riportati nella caduta, il fuggitivo era riuscito a trascinarsi per alcune centinaia di metri, facendo perdere momentaneamente le proprie tracce.
La cattura: L'allarme immediato aveva fatto scattare una massiccia operazione di ricerca. La Polizia lo ha rintracciato poco dopo: il giovane si era rifugiato nei pressi della stazione ferroviaria, sperando forse in un treno che lo portasse lontano. Invece, per lui sono scattate nuovamente le manette e il trasferimento immediato in ospedale per le cure necessarie.
Il percorso processuale ha preso una direzione precisa durante l'ultima udienza. Il giudice ha accolto la richiesta presentata dall'avvocato difensore Silvio Tolesino: il giovane sarà giudicato con il rito abbreviato.
Questa scelta processuale permetterà di definire il caso allo stato degli atti, garantendo all'imputato uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Il verdetto è atteso per la sessione di aprile, quando verranno valutate le responsabilità e le modalità di quella fuga interrotta dal dolore e dalla rapidità delle forze dell'ordine. L'episodio, oltre alle conseguenze penali per il singolo, aveva riacceso all'epoca il dibattito sulle condizioni di sicurezza delle strutture carcerarie cittadine e sulle difficoltà di gestione di detenuti pronti a gesti estremi pur di riottenere la libertà.






