Stato di agitazione tra RSA e cliniche convenzionate. I sindacati denunciano: «Stipendi congelati da 13 anni e infermieri pagati 500 euro in meno rispetto al pubblico».

CAMPOBASSO – La pazienza degli "angeli della cura" è finita. Anche in Molise è scattato ufficialmente lo stato di agitazione per migliaia di dipendenti della sanità privata e delle RSA. Una decisione drastica presa da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, stanchi di un silenzio assordante che dura ormai da troppe settimane.
Dopo l'incontro al Ministero della Salute dello scorso dicembre, la convocazione per i nuovi contratti non è mai arrivata. Risultato? Un cortocircuito che vede i lavoratori delle strutture accreditate garantire servizi pubblici essenziali con retribuzioni rimaste all'età della pietra.
I numeri della crisi contrattuale sono impressionanti e disegnano un settore che sembra essersi fermato nel tempo:
Il record dell'attesa: In alcuni comparti, il rinnovo manca da 13 anni; in altri, la "scadenza" risale a 8 anni fa.
Il gap salariale: Per la stessa identica mansione, un infermiere della sanità privata guadagna fino a 500 euro in meno al mese rispetto a un collega del settore pubblico.
L'esodo: Questa disparità sta svuotando le cliniche private: medici e operatori fuggono appena possibile verso gli ospedali pubblici, rendendo quasi impossibile il reperimento di nuovo personale.
La stoccata dei sindacati punta dritta al portafoglio delle associazioni datoriali (Aiop e Aris) e chiama in causa direttamente la Regione Molise. La richiesta è netta: l'accesso ai fondi pubblici (l'accreditamento) deve diventare una "moneta di scambio" per i diritti dei lavoratori.
«Non è più accettabile che le strutture operino con risorse pubbliche senza rinnovare i contratti. L'accreditamento deve essere vincolato all'applicazione dei contratti collettivi nazionali», denunciano le sigle sindacali. Lo stato di agitazione è solo il primo passo. Senza una convocazione urgente, i sindacati annunciano una mobilitazione capillare in tutta la regione. La posta in gioco non è solo lo stipendio, ma la tenuta di un sistema che assiste le fasce più fragili della popolazione molisana.







