I dati INAIL del 2025 scattano una fotografia impietosa: oltre 13.000 incidenti tra le due regioni. Le denunce aumentano, ma nella Legge di Bilancio mancano le risorse per controlli e ispezioni.

CAMPOBASSO/L’AQUILA – Nonostante l’era dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, nei cantieri e nelle fabbriche di Abruzzo e Molise si continua a farsi male – e a morire – con dinamiche che ricordano il secolo scorso. I dati INAIL 2025 certificano un peggioramento del trend: il numero degli infortuni è cresciuto di 211 unità in Abruzzo e di 29 in Molise rispetto all'anno precedente.
Una tragedia silenziosa che i sindacati definiscono ormai "strutturale", alimentata da una politica che fatica a investire in prevenzione e da imprese che, troppo spesso, considerano la sicurezza un costo superfluo da tagliare anziché una priorità etica.
In Molise il bilancio totale parla di 1.785 infortuni. A livello provinciale si registra una spaccatura:
Campobasso: 1.397 denunce (+40 rispetto al 2024).
Isernia: 388 denunce (unica nota in controtendenza, con 11 casi in meno).
Identikit del rischio: Gli uomini restano i più colpiti (62%), mentre il settore manifatturiero guida la triste classifica (11%), tallonato da edilizia e sanità.
Morti bianche: Sono 5 le vittime nel 2025 (una in più del 2024). Due uomini sono morti in agricoltura e due nell'industria: vite spezzate tra i 26 e i 60 anni.
In Abruzzo la situazione è ancora più imponente con 12.033 incidenti complessivi.
Chieti si conferma l'area più colpita (3.578 casi), seguita da Teramo e L'Aquila, quest'ultima con un balzo preoccupante di +142 infortuni.
Settori critici: Il manifatturiero alimentare e metallurgico pesa per il 16%, seguito dall'edilizia (12%).
Vittime: Il numero dei decessi scende da 23 a 19. Un calo che però non rincuora: la logistica diventa il settore più letale con 4 morti, seguita da edilizia e agricoltura. Colpisce l'età delle vittime: dai 21 fino agli 83 anni. L'accusa dei rappresentanti dei lavoratori è rivolta alla Legge di Bilancio: non sono state stanziate risorse per potenziare il corpo ispettivo o migliorare la qualità dei controlli. Mentre l'industria 4.0 entra nelle aziende, la cultura della sicurezza resta al palo. "Si investe in IA per il profitto, ma non per salvare vite", denunciano le sigle sindacali, sottolineando che l'84-90% degli infortunati sono cittadini italiani, a dimostrazione di una crisi che colpisce trasversalmente tutta la forza lavoro.








