Duro comunicato contro il decreto del Commissario Bonamico: le sedi operative crollano da 44 a 16. «Non è una riforma, è lo smantellamento programmato della sanità di prossimità».

CAMPOBASSO/ISERNIA – La sanità molisana si prepara a un terremoto organizzativo che rischia di lasciare al buio (e senza cure) i comuni più isolati. Dal 1° aprile 2026 entrerà in vigore il nuovo assetto della Continuità Assistenziale, sancito dal Decreto n. 9 del 14 gennaio. Un provvedimento che i sindaci del territorio definiscono senza mezzi termini come un «arretramento dello Stato».
Il cuore della contestazione risiede nel drastico ridimensionamento della rete. Il nuovo modello prevede:
13 presidi h16 presso le Case della Comunità.
Solo 3 presidi h12 esterni.
Risultato: Si passa dalle attuali 44 sedi a sole 16, con un taglio netto del 64% della presenza sanitaria sul territorio. Le sedi rimanenti non saranno potenziate, ma avviate a una dismissione di fatto attraverso incarichi temporanei e sospensioni automatiche.
Il decreto assicura che il 90% della popolazione raggiungerà un medico in 30 minuti. Ma i sindaci Remo Di Ianni, Domenico Gonnella, Simone Nuosci, Manolo Sacco e Daniele Saia (Presidente della Conferenza dei Sindaci) non ci stanno:
«Trenta minuti sulla carta non sono trenta minuti nella vita quotidiana. Nel Molise reale ci sono neve, ghiaccio, strade fragili e anziani soli. Per chi vive in un borgo isolato, di notte, quella distanza significa semplicemente non avere assistenza».
Il nuovo assetto restringe il campo della Guardia Medica alle sole prestazioni "non differibili", rimandando tutto il resto (dolori toracici, traumi, crisi respiratorie) esclusivamente al 118. La domanda dei sindaci è pragmatica: chi può decidere, alle due di notte, se un dolore al petto è un'indigestione o un infarto? Senza il filtro della Guardia Medica, il rischio è il collasso immediato dei Pronto Soccorso e delle ambulanze, già in estrema sofferenza. La nota dei sindaci richiama la partecipazione di oltre 7.000 persone alla recente fiaccolata per la sanità, un grido d'aiuto che, a quanto pare, non ha scosso i palazzi del potere. «Non accetteremo che la sanità venga ridotta a un calcolo matematico — concludono i primi cittadini — Togliere la guardia medica a un paese significa togliere sicurezza. Le aree interne non chiedono privilegi, ma dignità e il diritto fondamentale a essere curati».






