Dal presidio davanti al "Veneziale", il sindaco di Isernia sposa la rivolta dei colleghi delle aree interne contro il Decreto n. 9. Dal 1° aprile chiude il 64% delle sedi di Continuità Assistenziale.

ISERNIA – Dalla tenda della resistenza, montata ormai dal 26 dicembre davanti all'ospedale di Isernia, Piero Castrataro non abbassa la guardia. Anzi, rilancia. Il tema è l’ultimo "schiaffo" alla sanità molisana: il Decreto del Commissario n. 9, che dal prossimo 1° aprile farà calare la scure sulla Continuità Assistenziale, riducendo le sedi storiche della Guardia Medica.
Il piano di riorganizzazione è drastico e, per i territori, ha il sapore di uno smantellamento programmato. La matematica dei tagli parla chiaro:
Sedi attuali: 44
Sedi future: 16
Taglio complessivo: -64% di presidi territoriali.
Una scelta che, secondo Castrataro e i sindaci di Cerro al Volturno, Rocchetta al Volturno, Pescolanciano, Carovilli e Agnone, ignora deliberatamente la geografia del Molise.
Castrataro esprime pieno sostegno alla protesta dei colleghi delle aree interne, ricordando che il parere negativo dei territori era già stato messo nero su bianco durante la Conferenza dei Sindaci per il Piano Operativo 2025/2027.
«Le nostre osservazioni sono rimaste lettera morta – attacca il sindaco di Isernia –. Si tagliano servizi essenziali quando si potrebbero colpire altre voci di spesa. Su questa battaglia non arretreremo di un millimetro».
La preoccupazione dei primi cittadini riguarda la fragilità del sistema Molise:
Viabilità difficile: Spostarsi di notte tra comuni montani non è come farlo in città .
Popolazione anziana: La Guardia Medica è spesso l'unico volto della sanità per chi vive isolato.
Effetto domino: Meno guardie mediche significano più chiamate al 118 e pronto soccorso intasati. Per i sindaci si tratta di una decisione "democraticamente inaccettabile". Non è solo una questione di tabelle Excel e risparmi, ma di sopravvivenza dei borghi. Togliere il medico di notte significa, secondo la fascia tricolore di Isernia, accelerare lo spopolamento e firmare la condanna a morte delle aree interne. «Questa è una battaglia per il futuro dei nostri territori – conclude Castrataro – e va combattuta insieme».








