Il sindaco Ricci e il consigliere Centracchio bocciano il Decreto n. 9: «Se chiudono i presidi notturni, il "Veneziale" esplode. La salute non può dipendere dalla posizione geografica».

SCAPOLI (IS) – Non è solo una riorganizzazione burocratica, ma un «arretramento dello Stato» che rischia di lasciare i cittadini delle aree interne in un pericoloso isolamento. Da Scapoli arriva un nuovo, pesantissimo affondo contro il Decreto del Commissario n. 9, il provvedimento che dal 1° aprile ridisegnerà la mappa della Continuità Assistenziale in Molise. Il sindaco Emilio Ricci e il consigliere provinciale Giuseppe Centracchio rompono il silenzio con una nota congiunta che descrive una situazione ormai giunta al «punto critico».
La preoccupazione principale riguarda la tenuta dell’ospedale di Isernia. Per i due amministratori, chiudere le guardie mediche sul territorio significa firmare la condanna definitiva per il "Veneziale":
Turni massacranti: Medici e infermieri del Pronto Soccorso sono già allo stremo.
Accessi impropri: Senza il filtro della guardia medica, ogni piccolo malessere notturno si trasformerà in una corsa (spesso inutile) in ospedale.
Rischio clinico: L'aumento della pressione sulla medicina d'urgenza aumenterà inevitabilmente i pericoli per i pazienti più fragili.
Nelle piccole realtà come Scapoli, il medico di continuità assistenziale non è un semplice "servizio di turno", ma un pilastro sociale.
«È spesso l’unico presidio sanitario disponibile di notte o nei festivi – spiegano Ricci e Centracchio –. È il primo volto dello Stato quando un anziano sta male o una famiglia è in difficoltà . È qualcuno che sa prendersi una responsabilità e offrire una parola di conforto».
Davanti a quella che definiscono una «scelta scellerata», Ricci e Centracchio chiamano a raccolta tutti i sindaci della provincia di Isernia per una mobilitazione unitaria:
Fronte Comune: Superare le appartenenze politiche per difendere il diritto costituzionale alla salute.
Coinvolgimento totale: Chiamare a raccolta sindacati, ordini professionali e associazioni di categoria.
Stop al Decreto: Chiedere con forza il blocco del provvedimento e una revisione basata sulle reali criticità orografiche e demografiche della provincia. La conclusione della nota suona come un monito per i vertici regionali e commissariali: nelle aree interne, la sanità è l'ultimo baluardo di civiltà . Toglierla non significa solo risparmiare, ma dichiarare la resa delle istituzioni. «E questo – concludono Ricci e Centracchio – non possiamo più permettercelo».








