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🥠Scapoli alza la voce: «Tagliare le Guardie Mediche è una ritirata dello Stato»

2026-02-09 12:53

Redazione

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🥠Scapoli alza la voce: «Tagliare le Guardie Mediche è una ritirata dello Stato»

🤠L'appello: «La salute non ha colore politico»

Il sindaco Ricci e il consigliere Centracchio bocciano il Decreto n. 9: «Se chiudono i presidi notturni, il "Veneziale" esplode. La salute non può dipendere dalla posizione geografica».

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SCAPOLI (IS) – Non è solo una riorganizzazione burocratica, ma un «arretramento dello Stato» che rischia di lasciare i cittadini delle aree interne in un pericoloso isolamento. Da Scapoli arriva un nuovo, pesantissimo affondo contro il Decreto del Commissario n. 9, il provvedimento che dal 1° aprile ridisegnerà la mappa della Continuità Assistenziale in Molise. Il sindaco Emilio Ricci e il consigliere provinciale Giuseppe Centracchio rompono il silenzio con una nota congiunta che descrive una situazione ormai giunta al «punto critico».

La preoccupazione principale riguarda la tenuta dell’ospedale di Isernia. Per i due amministratori, chiudere le guardie mediche sul territorio significa firmare la condanna definitiva per il "Veneziale":

Turni massacranti: Medici e infermieri del Pronto Soccorso sono già allo stremo.

Accessi impropri: Senza il filtro della guardia medica, ogni piccolo malessere notturno si trasformerà in una corsa (spesso inutile) in ospedale.

Rischio clinico: L'aumento della pressione sulla medicina d'urgenza aumenterà inevitabilmente i pericoli per i pazienti più fragili.

Nelle piccole realtà come Scapoli, il medico di continuità assistenziale non è un semplice "servizio di turno", ma un pilastro sociale.

«È spesso l’unico presidio sanitario disponibile di notte o nei festivi – spiegano Ricci e Centracchio –. È il primo volto dello Stato quando un anziano sta male o una famiglia è in difficoltà. È qualcuno che sa prendersi una responsabilità e offrire una parola di conforto».

Davanti a quella che definiscono una «scelta scellerata», Ricci e Centracchio chiamano a raccolta tutti i sindaci della provincia di Isernia per una mobilitazione unitaria:

Fronte Comune: Superare le appartenenze politiche per difendere il diritto costituzionale alla salute.

Coinvolgimento totale: Chiamare a raccolta sindacati, ordini professionali e associazioni di categoria.

Stop al Decreto: Chiedere con forza il blocco del provvedimento e una revisione basata sulle reali criticità orografiche e demografiche della provincia. La conclusione della nota suona come un monito per i vertici regionali e commissariali: nelle aree interne, la sanità è l'ultimo baluardo di civiltà. Toglierla non significa solo risparmiare, ma dichiarare la resa delle istituzioni. «E questo – concludono Ricci e Centracchio – non possiamo più permettercelo».