Analisi shock della CGIA di Mestre: mentre le grandi aziende tornano a respirare, le microimprese perdono 17 milioni di euro. Isernia registra il calo più pesante (-5,4%).

CAMPOBASSO/ISERNIA – Il rubinetto del credito bancario torna timidamente ad aprirsi in Italia, ma per il Molise l’acqua resta razionata. Secondo l'ultimo report dell'Ufficio Studi della CGIA di Mestre (basato su dati della Banca d'Italia aggiornati a febbraio 2026), le piccole realtà produttive regionali stanno affrontando una vera e propria siccità finanziaria, con una contrazione dei prestiti che colpisce duramente soprattutto il territorio pentro.
Nel corso del 2025, le microimprese molisane (quelle con meno di 20 addetti) hanno visto sfumare circa 17 milioni di euro di finanziamenti rispetto all'anno precedente. Una flessione complessiva del 5%, che però si articola in modo differente tra le due province:
Isernia: È la provincia più penalizzata, con una flessione record del -5,4%.
Campobasso: Segue a breve distanza con un calo del -4,8%.
Questa dinamica evidenzia una "frattura strutturale": le banche ricominciano a fidarsi dei grandi gruppi industriali, ma alzano muri sempre più alti davanti alle botteghe artigiane e alle ditte individuali.
Perché le piccole imprese restano escluse? Secondo la CGIA, le cause principali sono tre:
Rating troppo rigidi: I criteri di valutazione bancaria penalizzano chi non ha bilanci complessi o grandi volumi d'affari.
Carenza di garanzie: Le microimprese faticano a presentare fideiussioni o coperture patrimoniali sufficienti.
Costi del credito: Anche se i tassi BCE sono in fase di assestamento, per le piccole realtà il costo del denaro rimane sensibilmente più alto rispetto alla media nazionale. Il grido d'allarme della CGIA non riguarda solo i bilanci, ma la tenuta sociale. Il tessuto economico del Molise è composto quasi esclusivamente da piccole realtà familiari. Senza ossigeno finanziario, queste imprese non possono investire in innovazione, né tantomeno assumere nuovo personale. Il rischio concreto è un progressivo scivolamento verso l'autofinanziamento forzato o, nel peggiore dei casi, verso forme di credito non istituzionali e rischiose.







