Bollettino Excelsior: tra febbraio e aprile previste migliaia di assunzioni. Il paradosso: manca il 45% dei profili richiesti. Il terziario traina l'economia, cresce l'apporto dei lavoratori stranieri.

CAMPOBASSO/ISERNIA – Il mercato del lavoro molisano vive una fase di profondo contrasto: se da un lato le imprese mostrano segnali di vitalità programmando circa 5.000 nuovi contratti nel trimestre febbraio-aprile, dall'altro si scontrano con lo scoglio della "difficile reperibilità". Secondo l'ultimo report del sistema Excelsior (Unioncamere e Ministero del Lavoro), trovare personale in regione è diventata un'impresa titanica per quasi una posizione su due.
Il dato più critico riguarda il mismatch tra domanda e offerta. Il 45,6% delle ricerche di personale risulta di difficilissima copertura. Le aziende molisane si trovano davanti a un doppio binario di criticità:
Assenza di candidature: In molti casi, per determinati annunci non si presenta nessuno.
Gap formativo: Quando i curriculum arrivano, spesso mancano le competenze tecniche specifiche richieste dal mercato moderno.
La difficoltà non risparmia nessuno: dagli operai specializzati e tecnici di alto livello fino, sorprendentemente, alle figure senza qualifiche particolari e alla manovalanza generica. Sul fronte contrattuale, tuttavia, la stabilità resta un miraggio: le formule a tempo determinato continuano a prevalere nettamente sulle assunzioni a tempo indeterminato, confermando un'elevata flessibilità del mercato locale.
Per far fronte ai vuoti d'organico, le imprese molisane stanno puntando su due direttrici precise:
Under 30: Il 24% delle opportunità d'ingresso è destinato esplicitamente ai giovani, nel tentativo di ringiovanire la forza lavoro regionale.
Manodopera straniera: Il 17% dei nuovi contratti sarà coperto da lavoratori immigrati, una risorsa che si conferma strutturale e indispensabile per settori che altrimenti resterebbero paralizzati.
Una sfida per il sistema formativo
I dati Excelsior confermano che il problema del Molise non è solo la creazione di posti di lavoro, ma la capacità di "agganciarli". Senza un serio investimento nel riallineamento delle competenze e in politiche attive che rendano il territorio attrattivo, il rischio è che migliaia di opportunità restino scritte solo sulla carta, frenando la crescita dell'intero Pil regionale.








