Report Fondazione Gimbe: nel 2023 il 90,2% dei pazienti "fuori regione" ha scelto strutture convenzionate molisane. Superata la Lombardia. Cartabellotta: «Dipende dalle eccellenze del territorio».

CAMPOBASSO/ISERNIA – Il Molise si conferma il "polo d’attrazione" della sanità privata italiana. Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe presentato oggi, la piccola regione conquista il primato nazionale per la mobilità sanitaria attiva, ovvero la capacità di attirare pazienti provenienti da altre regioni d'Italia.
I dati riferiti al 2023 mostrano una fotografia inequivocabile: il 90,2% delle prestazioni di ricovero e specialistica ambulatoriale erogate a pazienti non residenti è avvenuto all'interno delle strutture private accreditate molisane.
La performance molisana stacca nettamente anche le regioni tradizionalmente considerate "forti" nel settore sanitario. Il Molise guida la classifica, seguito a distanza dai grandi poli nazionali:
🥇 Molise: 90,2%
🥈 Lombardia: 71,1%
🥉 Puglia: 68,9%
🏅 Lazio: 63,8%
Al contrario, in realtà come Valle d’Aosta, Umbria, Liguria e Basilicata, la capacità di attrazione del privato resta marginale, attestandosi sotto la soglia del 20%.
L'analisi Gimbe evidenzia un trend nazionale: la mobilità sanitaria premia sempre di più il comparto privato convenzionato. Nel 2023, per ogni euro speso dalle Regioni per rimborsare le cure fornite ai propri cittadini altrove, più della metà è finita nelle casse dei privati:
Settore Privato: 1.966 milioni di euro incassati.
Settore Pubblico: 1.643 milioni di euro incassati.
«La quota di mobilità verso il privato convenzionato non è omogenea – spiega Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – perché dipende fortemente dalla presenza e dalla capacità attrattiva di singole strutture private d’eccellenza distribuite sul territorio». Se da un lato il dato certifica l'alta qualità e il richiamo delle cliniche e dei centri di ricerca convenzionati presenti in Molise, dall'altro solleva il tema del bilanciamento tra offerta pubblica e privata. Il primato molisano conferma come la regione sia diventata un vero e proprio hub specialistico capace di drenare risorse dai fondi sanitari di altre regioni, grazie a prestazioni che spaziano dalla cardiochirurgia all'oncologia di alta specializzazione.






