L'uomo, residente a Campobasso, era già sottoposto al braccialetto elettronico. Nonostante i divieti, ha continuato a minacciare di morte la coniuge. Eseguita la misura cautelare dai Carabinieri di Toro.

CAMPOBASSO – Non sono bastati l’allontanamento dalla casa familiare né il divieto di avvicinamento a fermare la furia persecutoria di un 46enne italiano residente nel capoluogo. Nella mattinata del 28 febbraio 2026, i Carabinieri della Stazione di Toro hanno dato esecuzione a una nuova e più severa misura cautelare: il divieto di dimora nel Comune di Campobasso, emesso dal GIP del Tribunale locale su richiesta della Procura della Repubblica.
L’uomo, già indagato per lesioni personali e atti persecutori aggravati ai danni della moglie convivente, ha trasformato gli ultimi mesi in un vero e proprio assedio psicologico e fisico, ignorando sistematicamente ogni prescrizione dell'autorità giudiziaria.
Nonostante la misura cautelare disposta a novembre 2025, il 46enne ha continuato a vessare la donna con intimidazioni e pesanti minacce di morte. A incastrarlo definitivamente è stata la tecnologia: il braccialetto elettronico installato sulla sua persona ha fatto registrare numeri record.
Violazioni della distanza: Quasi 300 episodi di sconfinamento nell'area di sicurezza della vittima in soli due mesi.
Aggravamento: La sistematica violazione dei divieti ha spinto la Procura a richiedere una misura più stringente per garantire l'incolumità della donna e dei suoi familiari.
L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Campobasso, si inserisce in una precisa linea di intervento volta a velocizzare le indagini nei casi di violenza di genere. L'obiettivo è cristallizzare le prove in tempi rapidi per evitare che il decorso del tempo possa esporre le vittime a pericoli ancora maggiori.
«Il divieto di dimora è stato disposto in aggravamento della precedente misura proprio per assicurare un controllo più efficace a tutela della vittima», spiegano gli inquirenti. È importante ricordare che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. L'indagato avrà la possibilità di esercitare tutti i rimedi difensivi previsti dal codice di procedura penale per tutelare la propria posizione nelle sedi opportune. Resta tuttavia alta l'attenzione delle Forze dell'Ordine su un caso che dimostra quanto, in alcune situazioni, la sola sorveglianza elettronica non sia sufficiente a scoraggiare condotte reiterate e pericolose.








