Protesta davanti alla Prefettura guidata da Emilio Izzo. Sotto accusa la Grim e il voto dei sindaci nell'Egam. Tra tariffe raddoppiate e "bollette pazze", i cittadini dicono basta: «Io non pago».

ISERNIA – Non sono più solo casi isolati, ma una vera e propria ondata di "bollette pazze" quella che sta travolgendo migliaia di famiglie molisane. L'ultimo episodio, che ha del surreale, riguarda una fattura della Grim (Gestione Risorse Idriche Molisane) da ben 62.000 euro, una cifra che ha riacceso istantaneamente la miccia della protesta popolare nel capoluogo pentro.
Di fronte a importi definiti "da infarto", il comitato dei cittadini guidato dall'attivista Emilio Izzo ha indetto una manifestazione di dissenso davanti alla Prefettura di Isernia per chiedere l'intervento immediato del rappresentante del Governo.
La rabbia degli utenti non è rivolta solo all'ente gestore, ma anche ai vertici politici che hanno avallato il nuovo sistema tariffario. Al centro delle critiche c'è l'ultimo consiglio di amministrazione dell'Egam (Ente di Governo dell'Ambito del Molise), dove sono stati approvati gli aumenti del costo dell'acqua.
Il voto ha visto posizioni contrapposte tra i primi cittadini:
Sì ai rincari: Hanno votato a favore il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, e il sindaco di Venafro, Alfredo Ricci. Una scelta giustificata dalla necessità di finanziare gli investimenti su una rete idrica colabrodo, ma che oggi pesa come un macigno sulle tasche dei residenti.
No ai rincari: Contrario si è dichiarato il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, che ha definito la gestione "ingiusta e miope", specialmente per i comuni montani che vantano sorgenti proprie.
Sotto lo slogan del comitato "Io non pago", i manifestanti hanno chiesto al Prefetto di istituire un tavolo di confronto urgente con la Grim. Le richieste dei cittadini sono chiare:
Sospensione dei pagamenti per le bollette palesemente errate o basate su stime presuntive.
Verifica dei consumi con letture certe e non "a campione".
Tariffe calmierate per le fasce deboli e per le aziende zootecniche, alcune delle quali hanno ricevuto fatture da 30.000 euro pur operando nel settore agricolo. Dal canto suo, la società Grim ha recentemente difeso l'operato degli uffici, sostenendo che le bollette inviate sono corrette e corrispondono ai consumi rilevati o ai conguagli accumulati negli anni precedenti. Una posizione che però non convince gli utenti, pronti a continuare la battaglia legale e di piazza finché non verrà fatta chiarezza sui criteri di calcolo di quello che definiscono un "bene primario diventato di lusso".






