Notificato l’avviso di chiusura indagini: contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Tra i nomi eccellenti figurano vertici amministrativi e docenti dell’Ateneo.

CASSINO (FR) – Il terremoto giudiziario che ha colpito l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (Unicas) arriva a una svolta decisiva. La Procura della Repubblica di Cassino ha notificato a 30 indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo all'inchiesta sui concorsi per il TFA Sostegno.
Il provvedimento, firmato dal sostituto procuratore Andrea Corvino, delinea un quadro accusatorio pesante: non singoli casi isolati, ma un meccanismo oleato e strutturato per pilotare l'accesso ai corsi di specializzazione per l'insegnamento.
Grazie a mesi di intercettazioni telefoniche, ambientali e acquisizioni documentali condotte dalla Guardia di Finanza, gli inquirenti ritengono di aver scoperchiato un vero e proprio "patto corruttivo". L'ipotesi di reato principale è quella di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione.
Secondo l'impianto accusatorio, candidati, intermediari e pubblici ufficiali avrebbero agito in sinergia all'interno di un unico disegno criminoso. Un episodio chiave citato nel fascicolo riguarda la presunta consegna di 6.000 euro in contanti avvenuta il 25 novembre 2023 in un noto bar di Cassino, un momento che sarebbe stato immortalato dalle telecamere di videosorveglianza.
Il registro degli indagati include figure di rilievo all'interno dell'organigramma accademico e amministrativo:
Giancarlo Baglioni: indicato dagli investigatori come la figura centrale e il presunto "regista" del sistema.
Massimiliano Mignanelli: Direttore dell’Area Risorse Umane dell’Unicas.
Giovanni Arduini e Diletta Chiusaroli: rispettivamente professore ed ex docente, entrambi membri delle commissioni esaminatrici finite sotto la lente.
Con la notifica del fine indagine, si apre ora la fase del confronto processuale. Gli indagati, assistiti dai rispettivi legali (tra cui gli avvocati Sandro Salera, Pasquale Cardillo Cupo, Giuseppe Marino e Ivano Nardozi), avranno 20 giorni per presentare memorie difensive, produrre nuovi documenti o chiedere di essere sottoposti a interrogatorio per chiarire la propria posizione.








