La Corte d’Aquila riduce la condanna a un anno e dieci mesi. Sette anni di violenze, insulti e abusi di alcol davanti ai figli minori.

L’AQUILA / ISERNIA – Si chiude il secondo capitolo giudiziario per un 62enne residente a Isernia, accusato di aver trasformato la vita della sua ex famiglia in un incubo durato sette anni. La Corte d’Appello dell’Aquila ha riformato parzialmente la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Sulmona: la pena è stata rideterminata in un anno e dieci mesi di reclusione, rispetto ai due anni e sei mesi inizialmente stabiliti.
Nonostante lo sconto di pena, i giudici hanno confermato l'impianto accusatorio, disponendo il risarcimento dei danni in favore delle vittime (da quantificare in sede civile) e il pagamento delle spese legali.
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2010 e il 2017, quando la famiglia risiedeva a Sulmona. Secondo le testimonianze e le indagini condotte dagli inquirenti, l’uomo avrebbe instaurato un regime di terrore e umiliazioni:
Violenza fisica e verbale: L'ex moglie veniva abitualmente aggredita e insultata con epiteti pesanti, spesso alla presenza dei due figli all'epoca minorenni.
Abuso di alcol: L'imputato rincasava frequentemente in stato di alterazione, perdendo ogni freno inibitorio.
Comportamenti osceni: In diverse occasioni, l'uomo si sarebbe denudato davanti ai bambini, aggravando il trauma psicologico subito dai minori.
La situazione di invivibilità aveva infine costretto la donna a fuggire dall'abitazione coniugale per cercare rifugio e protezione presso la casa dei genitori. La sentenza sottolinea ancora una volta la gravità dei maltrattamenti "assistiti", ovvero quelli compiuti davanti ai figli, che la legge equipara a una forma di violenza diretta per i traumi che genera nello sviluppo dei minori. Con la decisione della Corte d'Aquila si mette un punto fermo sulle responsabilità dell'uomo, garantendo alle vittime il diritto al ristoro dei danni subiti durante i lunghi anni di convivenza forzata.








