Superati gli obiettivi PNRR con oltre 12mila imprese certificate a livello nazionale. In Molise solo 58 realtà hanno ottenuto il bollino rosa: l'occupazione femminile è tra le più basse d'Italia.

ROMA / CAMPOBASSO – L'Italia della parità di genere corre più veloce del previsto, ma il Molise fatica a tenere il passo. È quanto emerso dall’audizione di Unioncamere presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, durante la quale è stato fatto il punto sulla certificazione della parità di genere, pilastro della strategia nazionale per abbattere il gender pay gap.
I numeri nazionali sono da record: sono 12.317 le imprese che hanno già ottenuto il riconoscimento, coinvolgendo 2,7 milioni di lavoratori. Un risultato che polverizza l'obiettivo del PNRR, che fissava a 3.000 le aziende da certificare entro giugno 2026.
Inaspettatamente, sono i settori "pesanti" a guidare la transizione verso l'equità. La certificazione è ormai la quarta più diffusa dopo quelle su qualità, ambiente e sicurezza.
Costruzioni: 3.150 imprese certificate.
Manifattura: 1.811 imprese.
Geografia: Lombardia e Lazio dominano la scena con il 38,5% delle certificazioni totali.
In Molise il quadro appare decisamente più statico. Le imprese che hanno scelto la via della certificazione sono appena 58, per un totale di poco più di 3.500 lavoratori coinvolti.
A preoccupare è soprattutto il dato sull'occupazione femminile all'interno di queste aziende "virtuose": la quota di donne si ferma al 28,29%, uno dei valori più bassi d'Italia, superando di un soffio solo l'Abruzzo (27,76%).
Le cause del ritardo regionale:
Tessuto produttivo frammentato: prevalenza di micro e piccole imprese con meno risorse per il welfare.
Settori a trazione maschile: forte incidenza di edilizia e logistica.
Carenza di policy: minore diffusione di piani strutturati per la tutela della genitorialità e la conciliazione vita-lavoro. Nonostante i numeri ridotti, le 58 imprese molisane che hanno ottenuto il bollino rappresentano una "avanguardia" necessaria. Per un territorio composto da piccole realtà, adottare standard di inclusione non è solo una questione di giustizia sociale, ma un fattore di modernizzazione fondamentale per attrarre talenti e migliorare la competitività sul mercato nazionale






