Conferenza stampa a Palazzo D’Aimmo dopo il nuovo bando Rfi da 42 milioni. Raccolte 3.000 firme per la riapertura della stazione. Gravina: «Siamo l'unico capoluogo d'Italia senza treni».

CAMPOBASSO – Il nuovo bando di gara da 42,6 milioni di euro lanciato da Rfi per l'elettrificazione e il restyling delle gallerie sulla tratta Campobasso-Isernia-Roccaravindola non placa le polemiche. Al contrario, accende la rabbia delle opposizioni in Consiglio Regionale, che denunciano una gestione dei lavori "irrealistica" e costi che continuano a lievitare a fronte di un servizio inesistente.
In una conferenza stampa congiunta tenutasi questa mattina a Palazzo D’Aimmo, i consiglieri Alessandra Salvatore, Vittorino Facciolla (Pd) e Roberto Gravina (M5s), affiancati dalla sindaca di Campobasso Marialuisa Forte, hanno alzato il tiro contro la Giunta Roberti e i vertici di Rete Ferroviaria Italiana.
La protesta non è solo politica, ma nasce dal basso. La capogruppo dem Alessandra Salvatore ha annunciato il successo della petizione popolare:
Le richieste: Riapertura immediata del tratto Campobasso-Bojano e pieno ripristino della stazione del capoluogo.
L'azione: Inviata una PEC urgente a Regione (Roberti e Marone) e Rfi per pretendere trasparenza totale.
Le ombre: Le opposizioni chiedono di visionare le perizie geologiche e i cronoprogrammi dei lavori, definiti attualmente "privi di fondamento".
Duro l'affondo di Roberto Gravina, che ha ricordato il primato negativo della città:
«Campobasso è l'unico capoluogo in Italia a non avere una ferrovia attiva da sei anni. L'assessore Marone deve smetterla di nascondersi e assumersi la responsabilità politica di questo disastro. I cittadini meritano monitoraggi reali e tempi certi, non annunci di nuovi bandi milionari mentre i binari restano vuoti». La sindaca Marialuisa Forte ha ribadito il sostegno del Comune alla battaglia dei pendolari e dei residenti, sottolineando come l'isolamento ferroviario stia soffocando l'economia e la mobilità del capoluogo regionale. Pd e Cinque Stelle promettono: "Non ci fermeremo finché non vedremo atti chiari e operai al lavoro con scadenze veritiere".







