Il sindacato chiede a Regione e ASREM di potenziare i servizi: «Il peso della cura ricade ancora troppo sulle famiglie. Serve un'integrazione vera tra sanità e sociale».

CAMPOBASSO – Aumentare il numero di pazienti assistiti a casa è un passo avanti, ma non è la soluzione definitiva. È il grido d'allarme della UIL Pensionati Molise, che accende i riflettori sulle lacune della sanità territoriale. Se da un lato i dati mostrano una crescita della copertura per gli over 75, dall'altro la qualità e la frequenza del supporto non sembrano ancora sufficienti a garantire una vita dignitosa alle persone non autosufficienti.
Secondo l'analisi del sindacato, l'attuale sistema di assistenza domiciliare non riesce a coprire l'intero spettro dei bisogni quotidiani dei malati fragili. Il risultato? Un sistema che "scarica" le responsabilità sui privati.
«Il peso dell’assistenza continua a ricadere quasi interamente sulle famiglie o sulle badanti pagate dai cittadini», denuncia Tecla Boccardo, Segretaria Generale della UILP Molise. «Senza una presa in carico completa, il rischio è che l'ampliamento dei servizi resti solo una voce statistica sulla carta».
Per la UILP, la sfida del 2026 deve passare attraverso una riforma strutturale del welfare regionale. Ecco i punti chiave richiesti a Regione e ASREM:
Integrazione Sanità-Sociale: Unire gli interventi medici con quelli assistenziali per non lasciare l'anziano solo dopo la visita del personale sanitario.
Piani Personalizzati: Costruire percorsi di cura che tengano conto delle specifiche limitazioni dell'autonomia di ogni paziente.
Potenziamento Territoriale: Accompagnare la sperimentazione regionale sulla non autosufficienza con risorse umane e mezzi concreti, evitando che i progetti restino isolati. Il Molise, con una popolazione sempre più anziana, si trova davanti a un bivio. La sperimentazione sulla non autosufficienza attualmente in corso potrebbe essere la chiave di volta, ma solo se — come sostiene il sindacato — diventerà il motore per un reale potenziamento dei servizi di prossimità. L'obiettivo finale resta quello di trasformare il domicilio nel primo luogo di cura, senza che questo diventi una prigione per il malato e un onere insostenibile per i suoi cari.






