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Aborto in Molise: 9 ginecologi su 10 sono obiettori, la pillola RU486 è la risposta al 'paradosso italiano'

2025-09-23 19:49

Redazione

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Aborto in Molise: 9 ginecologi su 10 sono obiettori, la pillola RU486 è la risposta al 'paradosso italiano'

Un quadro allarmante: alta obiezione e poche strutture

Un quadro allarmante: alta obiezione e poche strutture

 

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CAMPOBASSO, 23 settembre 2025 – Un dato preoccupante e significativo emerge dal terzo rapporto di Medici del Mondo presentato oggi alla Camera dei Deputati: in Molise, il 90,9% dei ginecologi è obiettore di coscienza per quanto riguarda l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Questo dato, il più alto d'Italia, rivela un "paradosso italiano sull'aborto", in cui la scarsità di servizi e personale non obiettore spinge le donne verso altre soluzioni.

Il rapporto, pubblicato in vista della Giornata internazionale per l'aborto sicuro del 28 settembre, evidenzia una situazione critica in Molise. Oltre all'altissima percentuale di medici obiettori, la regione presenta una grave carenza di strutture: solo l'ospedale Cardarelli di Campobasso era attivo per le IVG, sebbene recentemente il servizio sia stato esteso anche all'ospedale di Termoli grazie all'iniziativa del dottor Saverio Flocco.

La provincia di Isernia, in particolare, è priva di qualsiasi punto per l'interruzione di gravidanza, costringendo le donne a "emigrare" verso altre regioni per esercitare un diritto garantito dalla legge. Nel 2022, il Molise ha registrato un tasso di emigrazione del 23% per questo motivo. A complicare il quadro, la drammatica mancanza di consultori familiari, con appena 1 ogni oltre 66.000 abitanti, un dato ben al di sotto dello standard raccomandato di 1 ogni 20.000.

Di fronte a queste difficoltà strutturali e logistiche, il Molise ha sviluppato un'alternativa: il ricorso massiccio alla pillola abortiva (RU486). Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) del 2023, l'81,5% delle IVG effettuate all'ospedale di Campobasso è avvenuto per via farmacologica, contro una media nazionale del 58,4%. Nel 2024, la percentuale è ulteriormente aumentata, consolidando il primato nazionale.

Il motivo di questo trend è direttamente collegato alla carenza di personale: l'associazione sottolinea che gestire un'interruzione farmacologica è molto più semplice e meno impegnativo in termini di personale rispetto a un'interruzione chirurgica.

La direttrice di Medici del Mondo Italia, Elisa Visconti, ha commentato con durezza la situazione: "Quando le istituzioni non garantiscono personale e servizi, non si tratta di difficoltà tecniche, ma di una scelta politica che produce disuguaglianze e limita la libertà delle persone".