Pubblicato il monitoraggio del sesto bimestre 2025. Se l'oncologia risponde presente in 10 giorni, per un'ecografia al collo l'attesa sale a quattro mesi. I tempi migliorano, ma la performance resta a macchia di leopardo.

CAMPOBASSO – Quanto tempo serve davvero per curarsi in Molise? L’ultimo monitoraggio dell’ASReM, relativo agli ultimi due mesi del 2025, scatta una fotografia aggiornata della sanità regionale. Il verdetto? Le liste d'attesa iniziano a mostrare segnali di accorciamento rispetto al passato, ma il traguardo di un servizio omogeneo è ancora lontano, con indici di performance che oscillano tra un preoccupante 37% e un incoraggiante 87%.
I dati migliori arrivano dai settori dove il fattore tempo è letteralmente vitale. La sanità molisana sembra aver blindato le urgenze oncologiche:
Prima visita oncologica: I 159 pazienti registrati hanno atteso mediamente solo 10 giorni.
RM del collo: Un vero record di velocità con soli 8 giorni di attesa (sebbene su un campione ridotto di 7 accessi).
Questi numeri indicano che, per le patologie tempo-dipendenti, la macchina organizzativa riesce a garantire risposte rapide.
Il quadro si complica quando si passa alla diagnostica di routine o alla prevenzione, dove i numeri dei pazienti aumentano e le macchine sembrano non bastare:
Ecografia capo e collo: È la maglia nera del bimestre. Ben 2.283 persone hanno dovuto attendere mediamente 123 giorni (circa 4 mesi).
Ecografia della mammella: Per le 1.223 donne in lista, l'attesa media è stata di 89 giorni.
Urologia e Colonscopia: Si viaggia su una media di due mesi e mezzo, rispettivamente con 78 e 76 giorni di attesa. L'ASReM chiarisce che i tempi sono calcolati sulla media matematica tra il giorno della prenotazione e quello dell'effettiva visita. L'indice di performance (che arriva fino all'87%) indica invece quante di queste prenotazioni hanno rispettato i limiti di legge previsti dai codici di priorità:
U (Urgente - 72 ore)
B (Breve - 10 giorni)
D (Differibile - 30/60 giorni)
P (Programmabile - 120 giorni)
Nonostante le attese per la diagnostica restino pesanti, il trend generale segna un timido miglioramento. La sfida per il 2026 sarà ora abbattere il muro dei 100 giorni per le ecografie, evitando che la prevenzione diventi un lusso per chi può permettersi il privato.






