Tre giornate di studio a Campobasso, Termoli e Isernia per istruire gli imprenditori. L'allarme dopo il ribaltamento di un trattore nel capoluogo: «Il rischio zero non esiste, ma la prudenza si impara».

CAMPOBASSO – L'agricoltura molisana si ferma per riflettere sulla sicurezza. In un settore che resta tra i più esposti a incidenti gravi, Coldiretti Molise ha promosso un ciclo di tre incontri formativi che hanno attraversato l'intera regione, facendo tappa a Campobasso, Termoli e Isernia. L'obiettivo? Fornire agli imprenditori agricoli gli strumenti necessari per proteggere se stessi e i propri dipendenti, riducendo drasticamente il tasso di infortuni.
L’importanza di queste giornate è stata drammaticamente confermata dai fatti di cronaca: proprio ieri, alla periferia di Campobasso, un trattore si è ribaltato a lato della carreggiata dopo aver perso aderenza sull'asfalto. Sebbene il conducente ne sia uscito miracolosamente illeso, l'episodio ha riacceso i riflettori sulla necessità di un corretto utilizzo dei mezzi meccanici e sulla prevenzione dei rischi stradali e poderali.
Il tour formativo, giunto al secondo anno consecutivo e inserito nel Piano Regionale della Prevenzione 2020-2025, ha visto una partecipazione massiccia. Oltre ai vertici di Coldiretti, rappresentati dal Direttore Aniello Ascolese e dall'RSPP Giovanni dell’Aquila, hanno dato il proprio contributo i tecnici della CIA, i medici del lavoro dell’ASREM e i dirigenti del Servizio Prevenzione della Regione Molise.
«La sicurezza non è solo un obbligo normativo per evitare sanzioni, ma un valore etico – ha dichiarato Aniello Ascolese – Fornire una formazione adeguata significa tutelare la vita di chi lavora in azienda e prevenire patologie che possono compromettere il futuro professionale dei nostri soci».
I pericoli invisibili: carichi e altezze
I relatori si sono concentrati sulle due piaghe del settore agricolo:
Movimentazione dei carichi: Spostare sacchi, cassette o rotoballe senza le giuste posture causa nel tempo malattie professionali croniche (patologie muscolo-scheletriche) che logorano la salute dell'agricoltore.
Cadute dall’alto: Spesso sottovalutate, rappresentano la causa principale di incidenti mortali o invalidanti. Sotto la lente sono finiti i lavori di manutenzione sui tetti di stalle e fienili, lo stoccaggio di materiali in quota e l’uso di scale non stabilizzate.
Il focus ha chiarito un concetto fondamentale: se le cadute dall'alto provocano traumi violenti e immediati (fratture, lesioni craniche), l'errata movimentazione dei carichi agisce in modo silenzioso, portando a malattie professionali che emergono dopo anni di fatica mal gestita. L’invito finale è stato univoco: l'adozione di dispositivi di protezione collettiva (parapetti) e individuale (imbracature) non deve essere vista come un intralcio, ma come l'unica vera assicurazione sulla vita per chi lavora la terra.






