Il sindaco di Isernia compie 30 giorni davanti al "Veneziale". Bilancio di una mobilitazione record: «Abbiamo svegliato le coscienze, ora il Piano Operativo deve darci certezze».

ISERNIA – Il calendario segna trenta giorni esatti da quando il piazzale dell’ospedale "Veneziale" è diventato l'indirizzo di casa del sindaco Piero Castrataro. Un mese trascorso dormendo in una tenda per alzare un muro umano contro il declino della sanità pubblica molisana. Quella che era nata come una sfida simbolica si è trasformata in un terremoto civile che ha scosso le istituzioni e ridato speranza a un intero territorio.
Guardandosi alle spalle, Castrataro è convinto che questa resistenza non sia stata vana. La tenda è diventata un confessionale per i cittadini e una trincea per gli operatori sanitari.
Il culmine: Solo pochi giorni fa, Isernia è stata illuminata da una fiaccolata epocale con oltre 7mila presenze.
Le coscienze: «Siamo riusciti a riportare l'attenzione su ciò che conta davvero», dichiara il primo cittadino, ringraziando chiunque abbia portato anche solo un saluto o una parola di incoraggiamento in questi trenta lunghi giorni.
Ma se il "cuore" ha fatto la sua parte, ora tocca alla "burocrazia". Castrataro non ha intenzione di smontare il presidio senza garanzie blindate. Le richieste sono chiare e non negoziabili:
Emodinamica: Salvaguardia immediata del laboratorio.
Punto Nascita: Tutela del reparto per garantire il diritto di nascere a Isernia.
Il Piano Operativo (POS): Il sindaco esige che queste promesse vengano inserite ufficialmente nel documento di programmazione sanitaria regionale.
«Non è finita qui e non è un gesto solitario», avverte Castrataro. Mentre la tenda resta in piedi, la battaglia si sposta sulle scrivanie: sono in corso di invio tutti gli atti formali diretti ai Ministeri e alla struttura commissariale per trasformare la protesta in atti amministrativi concreti. Il messaggio finale del sindaco è un invito alla resistenza collettiva. Castrataro è consapevole che la sua tenda, da sola, non può salvare un ospedale, ma la forza di una popolazione unita sì. «Ho bisogno di tutti voi», conclude, ribadendo che la marcia verso una sanità sicura e pubblica è ancora lunga, ma che Isernia ha finalmente ritrovato la sua voce.






