La coppia ribadisce ai Carabinieri le perplessità sulla Procura di Larino, che indaga sul decesso del figlio trovato senza vita nel supermercato il 15 settembre. I dubbi si concentrano su "strani segni intorno al collo".
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TERMOLI/PENNE (PE) – Il mistero sulla morte del 43enne, trovato senza vita lo scorso 15 settembre in una cella frigorifera del supermercato di Termoli dove lavorava, si infittisce. I genitori della vittima sono stati sentiti dai Carabinieri di Penne (Pescara), su delega della Procura di Larino che coordina l'indagine sul decesso.
La coppia ha ribadito ai militari le gravi perplessità già espresse nella denuncia presentata tramite il loro legale, l'avvocato Piero Lorusso. I genitori respingono con forza l'ipotesi del suicidio e chiedono che la Procura indaghi per omicidio o, in subordine, per istigazione al suicidio.
Nella denuncia, i genitori hanno messo in luce elementi che a loro avviso contraddicono la tesi del gesto volontario. In particolare, hanno fatto riferimento a "strani segni intorno al collo che fanno fortemente presumere uno strangolamento".
Inoltre, la coppia ha ipotizzato l'esistenza di pesanti tensioni nella famiglia del figlio e presunte violenze domestiche, elementi che, se confermati, potrebbero offrire nuove piste investigative.
Le dichiarazioni dei genitori sono ora al vaglio della Procura di Larino, che dovrà valutare se ampliare o modificare il fascicolo d'indagine alla luce delle nuove perplessità e delle richieste della famiglia.






