Svolta nelle indagini sul rogo del 29 dicembre: non era criminalità organizzata ma una vendetta personale. Scatta il "Codice Rosso": l'uomo è stato braccialato elettronicamente.

TERMOLI (CB) – Non c’era la firma del racket o della criminalità predatoria dietro il bagliore delle fiamme che, all’alba dello scorso 29 dicembre, hanno ridotto in cenere quattro autovetture nel cuore di Termoli. Dietro quel rogo si nascondeva un movente molto più intimo e torbido: la persecuzione. I Carabinieri della Stazione di Termoli hanno dato un volto e un nome al responsabile: si tratta di un 50enne della provincia di Foggia, finora incensurato, ora accusato di atti persecutori e danneggiamento seguito da incendio.
Il puzzle investigativo, coordinato dalla Procura di Larino, è stato ricomposto tassello dopo tassello. Gli inquirenti hanno accertato che tre delle quattro auto coinvolte appartenevano a una coppia convivente di Termoli. Scavando nella vita privata delle vittime, è emerso un retroscena inquietante: un quadro di comportamenti persecutori e minacce pesantissime rivolte alla donna da parte del 50enne foggiano.
La vittima, per timore di ritorsioni ancora più violente, non aveva mai sporto denuncia. Ma il fuoco appiccato alle auto è stato il punto di non ritorno che ha permesso ai Carabinieri di far emergere il sommerso e collegare l'incendio ai motivi personali dell'uomo.
Data la gravità degli indizi e il rischio di un'escalation della violenza, la Procura ha attivato immediatamente le procedure previste dal Codice Rosso. Il GIP del Tribunale di Larino ha emesso una misura cautelare urgente per tutelare la coppia e, in particolare, la donna:
Divieto di avvicinamento: L'uomo non potrà più avvicinarsi ai luoghi frequentati dalle vittime.
Braccialetto Elettronico: Per garantire il rispetto della misura, al 50enne è stato applicato il dispositivo di controllo a distanza. L’operazione rapida e risoluta dei Carabinieri ha permesso di riportare la calma a Termoli. L'incendio delle auto aveva infatti destato una forte preoccupazione sociale, facendo temere infiltrazioni criminali esterne o nuove ondate di criminalità comune. Sapere che l'episodio è stato circoscritto a un contesto di stalking e che il responsabile è stato neutralizzato ha rassicurato la cittadinanza.
L'episodio resta però un monito sull'importanza della denuncia: il silenzio, spesso alimentato dal terrore, rischia di lasciare spazio a gesti eclatanti e pericolosi come quello avvenuto a fine anno.






