Sesto giorno di presidio per il sindaco di Isernia: a mezzanotte il brindisi della protesta. Da Termoli a Venafro, scatta il fronte comune: «La salute non ha confini».

ISERNIA – Mentre le piazze si preparano ai concerti e le case ai cenoni, c'è un angolo di Isernia dove il countdown per il 2026 ha un sapore diverso. Davanti all'ingresso dell'ospedale "Veneziale", il sindaco Piero Castrataro taglia il traguardo del sesto giorno di presidio. Una protesta che non si ferma neanche per l'ultima notte dell'anno: «Stasera brindiamo qui — ha annunciato il primo cittadino — con la speranza che il nuovo anno porti finalmente le risposte che il nostro territorio merita».
L’invito ai cittadini è chiaro: trovarsi attorno alla mezzanotte davanti al presidio per trasformare un rito di festa in un grido di unità per la difesa del diritto alla salute.
L'iniziativa di Castrataro sta agendo come un magnete, superando i vecchi campanilismi che spesso dividono la regione. Ieri, una delegazione dem del Basso Molise è salita a Isernia per dare forza alla protesta: Annamaria Becci (Guglionesi) e Antonio Giuditta (Termoli) hanno incontrato il sindaco, sottolineando come la crisi sanitaria sia un "virus" che affligge l'intero territorio regionale.
«Siamo qui per dimostrare che la sanità molisana non ha confini — hanno dichiarato i due segretari PD —. Le ferite del Veneziale sono le stesse del San Timoteo di Termoli. Non possiamo accettare che i molisani siano costretti a "emigrare" per curarsi».
Non solo politica, ma anche il mondo del terzo settore si schiera. Il Circolo Auser di Venafro, attraverso le parole del presidente Leopoldo Di Filippo, ha espresso solidarietà totale all'azione di Castrataro, leggendola come una difesa vitale soprattutto per la popolazione anziana:
Il messaggio: «Accamparsi non è uno spettacolo, è una necessità . Reparti vuoti e carenza di medici mettono in pericolo vite umane, non sono semplici statistiche».
L'impegno: L'Auser si è detta pronta a mobilitazioni pubbliche e appelli costanti affinché la salute torni a essere una priorità nelle agende politiche regionali e nazionali.
Nel documento diffuso dai sostenitori del presidio, vengono elencate le piaghe che stanno dissanguando il sistema sanitario regionale:
Carenza di personale: Medici e infermieri ormai ridotti al lumicino.
Ridimensionamenti: Reparti strategici declassati o chiusi.
Costi sociali: Famiglie costrette a esborsi economici enormi per curarsi fuori regione (la cosiddetta mobilità passiva).






