Il biologo Luciano Oscar Atzori ipotizza le cause della morte di Antonella e Sara: «Sintomi silenti e poi il crollo: le amatossine sono le sospettate principali».

CAMPOBASSO – Mentre il Molise attende con il fiato sospeso i risultati dei laboratori, la scienza prova a tracciare l'identikit del veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la giovane Sara. A fare chiarezza sulle possibili dinamiche biochimiche della tragedia è il dottor Luciano Oscar Atzori, biologo esperto in sicurezza alimentare, che in un'intervista all'Adnkronos Salute ha passato al setaccio le diverse "piste" tossicologiche.
Pur mantenendo il massimo riserbo in attesa dei dati autoptici ufficiali, l'esperto ha delineato un quadro di ipotesi che spaziano dalle tossine naturali alle contaminazioni chimiche.
Per Atzori, la dinamica temporale dei decessi punta il dito con forza verso l'intossicazione da funghi. Esisterebbero infatti specie velenose capaci di "ingannare" l'organismo:
La falsa tregua: Alcune tossine danno sintomi iniziali che sembrano attenuarsi dopo 24-48 ore.
L'attacco finale: Dopo la tregua, il veleno colpisce in modo devastante, provocando la necrosi del fegato e il collasso sistemico.
Resistenza: Le amatossine presenti in certi funghi non temono nulla: resistono all'essiccazione e non vengono distrutte nemmeno dalle alte temperature di cottura.
Non viene esclusa la possibilità di un'intossicazione legata al consumo di cozze o mitili.
Contaminazione: Le cozze potrebbero essere state pescate in acque inquinate da alghe tossiche o sottoposte a uno spurgo inefficiente.
Tossine Termoresistenti: Atzori avverte che alcuni microrganismi producono scorie chimiche che rimangono nell'alimento anche dopo la "sanificazione" o la cottura, rappresentando un rischio invisibile ma letale.
Al vaglio, seppur con minori probabilità , restano altre due strade:
Contaminazione Chimica: Errori grossolani nei processi di produzione o conservazione degli alimenti.
Effetto MOCA: Acronimo che indica i "Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti". In questo caso, il veleno (come metalli pesanti) sarebbe migrato da pentole, posate o contenitori difettosi direttamente nel cibo. Il verdetto definitivo è ora nelle mani dell'Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise. I tecnici sono pronti ad analizzare i reperti alimentari sequestrati nella cucina della famiglia Di Vita, ma potranno procedere solo dopo il nulla osta del magistrato incaricato. Solo allora la combinazione tra i resti dei pasti e i dati dell'autopsia potrà dare un nome certo al killer che ha distrutto la famiglia di Pietracatella






